Mercatino di Supporto Artigianato Palestinese

per "scavalcare il Muro" ed impedire l'esodo

 
 

 

Crocifissi da tavolo

Desk  Crucifix

Crucifix de table

Crucifijo por escritorio

 

Sciarpe -Keffiyeh

Scarves - Keffiyeh

Écharpe - Foluards

Panuelos - Bufandas

 

 

Sculture in legno d'ulivo

Olive wood carving

Sculpture sur bois

Escultura en madera de olivo

 

Presepi

anche MadrePerla

Cribs

also Mother of Pearl

Crèche Belen

 

T - Shirts

T - Shirts

Tee - Shirts

Camisetas

 

Saponette Cosmetiche

all'Olio d'Oliva

Olive Oil Face-Soap


Vivere a Betlemme, come in qualsiasi altra enclave palestinese, è come vivere in una galera a cielo aperto.

Per entrare o uscire dal villaggio, per lavorare, per curarsi, per i necessari approvvigionamenti di cui una famiglia ha normalmente bisogno, bisogna sottostare agli umori e arbitrarietà dei carcerieri che detengono le chiavi di questa galera: l'esercito di occupazione sionista israeliano.

Se non si possiede uno speciale permesso,un foglio verde, la cui validità è limitata a due mesi, e del cui rinnovo non si è certi, ci si può scordare di recarsi a lavorare a Gerusalemme, per esempio, che dista solo pochi chilometri, ad una quindicina di minuti d'auto.
L'artigianato ed il commercio con Gerusalemme sono sempre stati fonte di lavoro e sopravvivenza per gli abitanti arabi dell'area, insieme alla coltivazione dei giardini di ulivi, da cui si ricava olio e legname per le lavorazioni artistiche ed artigianali.

Anche il turismo ed i pellegrinaggi sono sempre stati fonte di reddito, sia per i servizi che vengono offerti a coloro che si recano in visita ai luoghi sacri, sia per la vendita dei manufatti prodotti dalle famiglie arabe cristiane e musulmane.

Ma con l'occupazione da parte delle milizie sioniste israeliane e con l'esproprio di terre e giardini, si è vista diminuire sensibilmente la possibilità di lavoro in molte famiglie. La costruzione del Muro da parte di Israele, che imprigiona tutta la città, ha dato poi il colpo di grazia ad un'economia già ormai precaria.

Con le fonti di sostentamento ridotte ai minimi termini e con il blocco al transito, da e per il villaggio, si sono messe in seria crisi le speranze di sviluppo e crescita delle nuove generazioni, spinte gioco-forza ad emigrare.

Ma ancora molti giovani e molte famiglie resistono civilmente, lavorando e costruendo la propria famiglia, nella terra che amano e che è stata loro e dei loro padri da sempre.

Una terra che amano, come ognuno di noi ama la propria.

Quello che chiedono è solo di poter vivere, lavorare e crescere in libertà senza un esercito straniero che imponga loro e ai loro figli una punizione immeritata.

Con il nostro commercio di supporto e solidarietà, non a scopo di lucro personale, cerchiamo di dare il nostro contributo alla vendita di oggetti di puro artigianato locale, spesso vere opere d'arte povera.

Aiutando in modo dignitoso, attraverso il lavoro, la sopravvivenza di molte famiglie arabe-palestinesi, cerchiamo di scavalcare quei limiti materiali che il regime di apartheid israeliano oggi impone a tutti gli abitanti di Betlemme, cristiani e musulmani.

I profitti, ricavati dalla vendita dei prodotti artigianali che importiamo, vengono in parte reinvestiti nel lavoro artigiano, di carattere prevalentemente religioso, in parte utilizzati in offerte per aiutare il mantenimento agli studi di quei bambini appartenenti a famiglie particolarmente disagiate, ed in parte (quando le casse lo permettono) viene devoluto al "Caritas Baby Hospital of Bethlehem", l'ospedale per i bambini e le loro mamme, che, prigioniero anch'esso del Muro della vergogna, è un fiore di speranza per tanti bambini.

CORRELATI:

Bethlehem, By Michael Finkel

Un sincero grazie a tutti coloro che ci aiuteranno in questo sodalizio

 

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